Dopo 6 anni, la sentenza favorevole per i 18 professionisti in servizio a Rogliano
Ci sono voluti 6 anni per vedere la conclusione del processo sui presunti casi di assenteismo, che si è svolto presso la Sezione unica penale del Tribunale di Cosenza. Nel corso dell’udienza dello scorso 9 luglio, il giudice Stefania Antico ha dato lettura della sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” per tutti i 18 imputati che erano stati tacciati come “furbetti del cartellino”. Tra questi, anche due medici nativi di Cariati.
I professionisti erano finiti sotto processo con l’accusa di aver messo in atto artifici e raggiri nel far credere all’ente di appartenenza di svolgere regolarmente il loro lavoro, mentre in realtà non si trovavano nella struttura ospedaliera provocando un danno pari alla retribuzione percepita, oltre al danno d’immagine.
I fatti risalgono al febbraio del 2017, quando la notizia dei 18 indagati accusati di assenteismo balzò su tutti i giornali e telegiornali regionali e nazionali. Medici e dipendenti in servizio a Rogliano, in provincia di Cosenza, che invece di essere sul posto di lavoro erano stati sorpresi “a giocare alle slot o a fare la spesa al mercato”. Secondo l’accusa, questi dottori e dipendenti dell’Azienda sanitaria di Cosenza facevano altre attività durante le ore di lavoro: prima timbravano il cartellino, poi facevano altro. C’era anche chi accompagnava i figli a scuola per poi tornare a casa, chi durante l’orario di servizio svolgeva attività nel proprio studio privato mentre qualcun altro si occupava di strisciare i cartellini. Il tutto documentato in filmati e servizi di osservazione.
Le indagini erano scattate a seguito di numerose segnalazioni sul comportamento di alcuni dipendenti dell’Asl provinciale che, invece di trovarsi sul posto di lavoro, venivano visti in giro per la città. Al termine del lungo processo, il Tribunale di Cosenza, accogliendo in pieno le tesi difensive, il 9 luglio scorso ha assolto in pieno gli imputati perché il fatto non sussiste. Tra i legali di fiducia, c’era anche l’avvocato penalista cariatese Ferdinando Pantuso, che ha difeso un neurochirurgo di Cosenza.
(M.S.)